Quando si parla di comunicazione non si può certo affermare che esistono delle tecniche universali, ognuno deve trovare il proprio stile personale sul quale le parole appropriate si modellano di conseguenza, come un vestito confezionato su misura.
Chi segue precisi schemi o protocolli di comunicazione, finisce spesso per inciampare.
“La maggior parte della gente non vive una vita consapevole: vive una vita meccanica, con pensieri meccanici, di solito appartenenti a qualcun altro; emozioni meccaniche, azioni meccaniche, reazioni meccaniche”.
Da "Messaggio per un’aquila che si crede un pollo"
Anthoni De Mello
Quindi per comunicare in maniera efficace è importante acquisire una nostra consapevolezza interiore, lasciando che questa ci guidi e ci arricchisca in totale assenza di paradigmi di comportamento.
Il potere e l’efficacia che una buona comunicazione possiede è indubbio.
Come ho già scritto in un articolo precedente, le parole sbagliate sono fonte di disagio e di malessere, quindi è di vitale importanza imparare a riconoscerle e a gestirle nelle varie situazioni: familiari, di lavoro, di amicizia; ma è importante anche il dialogo con noi stessi.
Iniziamo a fare i primi passi per capire come deve essere un messaggio per risultare realmente efficace.
- Il corpo deve assumere una posizione comoda: se è teso anche la mente è tesa. Prima di formulare un messaggio impariamo a stare per qualche secondo in silenzio, scaricando ogni tensione dal corpo e mettiamoci comodi; assumiamo quanto più possibile una posizione piacevole e naturale. In piedi o seduto, dovunque tu ti trovi, mettiti comodo, il più comodo possibile; lasciando che i pensieri si acquietino da soli. Rilassato, sciolto, senza alcuno sforzo il tuo corpo si abbandona; in questo stato di rilassamento anche la tua mente si acquieta.
- Collocarsi nel presente, non parlare al passato né al futuro: la comunicazione deve collocarsi nell’istante del presente, non restare ancorata nel passato né scivolare su proiezioni future. Quindi per sentirci davvero il fulcro di una comunicazione che ci appartiene e ci faccia stare bene, dobbiamo collocarci nel presente. Diciamo basta al condizionale, al passato al futuro. E’ solo nell’istante che c’è un reale ascolto; la comunicazione dell’istante è sempre fresca, di conseguenza si comunica davvero.
- Imparare a rallentare e ad usare le pause: le pause hanno una loro fondamentale funzione nelle dinamiche verbali: la comunicazione non è un semplice "Botta e risposta", ma un flusso in cui vi è spazio anche per il silenzio più o meno prolungato, ma costruttivo. Quando ci viene rivolta una domanda, non è indispensabile rispondere subito. Rallentando il ritmo delle parole e utilizzando le pause, cogliamo la preziosa opportunità di ascoltare le parole dell’altro e le nostre, scoprendo nuovi dettagli e nuove sensazioni.
- Non usiamo parole inutili: impariamo a parlare quando è necessario, quando c’è la reale esigenza di condividere; anche se restiamo in silenzio cerchiamo di essere sempre consapevoli e in ascolto, sempre pronti a cogliere quello che ci arriva dall’altro. Buttiamo via dal nostro linguaggio tutte le parole in più, snelliamo il discorso da frasi fatte e fuggiamo dalle ripetizioni. Scriviamo in un foglietto le parole che non ci piacciono, che ci creano ansia, poi buttiamolo via.
- Abbassare le resistenze: in molti casi noi crediamo di comunicare e di ascoltare, ma ciò che diciamo è totalmente filtrato: a parlare sono le nostre opinioni, frutto di condizionamenti come l’educazione, l’ambiente, la cultura e così via. Allo stesso modo sentiamo solo ciò che si adatta al nostro scopo. Siamo stati abituati a resistere a tutto: misuriamo, compariamo, valutiamo, giudichiamo. Resistiamo alla comunicazione quando ci fissiamo sull’immagine di noi in cui ci piace o, sentiamo, di dovere identificarci. Ad esempio: "Per me è una questione di principio" oppure "Ne sono convinto da sempre" sono affermazioni di chi resta ancorato al proprio passato, ad una propria etica, da chi difende il proprio territorio a denti stretti convinto che quella sia l’unica realtà, la verità assoluta. Ogni volta che diciamo no opponiamo una resistenza, innalziamo una barriera a nostra difesa; ma chi si difende ingiustamente non evolve mai. Proviamo a dire qualche volta di più si : "Dico si e non c’è più nulla da difendere, mi arrendo". E’ in quel vuoto di pensiero che la mente si placa e ci affacciamo al mondo.
- Diamo più spazio al silenzio: è importante apprezzare il silenzio, poiché nel silenzio impariamo a riequilibrarci, covando le nostre parole consapevoli. Nel silenzio restiamo attenti all’ascolto, perché ascoltare l’interlocutore senza interferire e senza interromperlo, ci permetterà di capirlo a fondo e di entrare in più intima relazione con lui. Limitiamo il pronome io: quando parliamo in prima persona, proviamo ad usare il verbo alla prima persona singolare ma non il pronome.