In famiglia, sul posto di lavoro, con gli amici il più delle volte costruiamo delle relazioni che assomigliano ad un recinto fatto di convinzioni, abitudini, luoghi comuni.
Eppure comunicare dovrebbe essere una cosa spontanea.
Sorge dunque una domanda: quali sono le barriere che ostacolano la comunicazione?
Spesso usiamo un linguaggio standardizzato, fatto di frasi fatte, di modi di dire alla moda, come se avessimo paura di distinguerci dal branco, di usare un vocabolario che è nostro e soltanto nostro.
Si parla male, si parla sciattamente, si diventa avari di parole che contano.
“Io sono fatto così, non posso cambiare”, “Il mio parere è questo, ne sono convinto”.
Queste sono formule vuote che infarciscono le nostre conversazioni.
Le parole invece dovrebbero essere uno strumento personale.
Le parole hanno un profondo significato creativo, ogni volta che pronunciamo una parola noi generiamo un evento, diamo vita a qualcosa, definiamo un mondo.
La parola è un veicolo dal potenziale immenso, uno strumento potentissimo in grado di creare e dare forma.
Comunicare bene è un atto di fondamentale importanza per il nostro benessere, come tale deve essere compiuto in maniera consapevole e adatta.
Vi sono due principi di base molto importanti:
- Non assorbire passivamente le parole altrui e non riutilizzarle se non le avverti effettivamente tue. Prima di usare una parola che abbiamo ascoltato da un’altra persona, immaginiamola come un vestito e domandiamoci: “ Io lo indosserei? “ oppure “ Che effetto potrebbe avere su di me? “
- Non pronunciamo parole a casaccio, quelle che per lo più servono a tamponare le situazioni in cui non si sa cosa dire o in cui si ha solo l’esigenza di adeguarsi alla massa. Meglio optare per la qualità delle parole dette anziché della quantità che potrebbe risultare vuota.
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