lunedì 14 febbraio 2011

Acqua Counseling: ripensare il nuoto, reinventare l'acqua. Il Counseling in acqua per favorire un benessere consapevole di mente e corpo.

Perché ripensare il nuoto e reinventare l’acqua?
Durante la mia esperienza trentennale in acqua, sia come nuotatore sia nell’insegnamento del nuoto e, in questi ultimi anni come Counselor, ho osservato che sono molte le persone adulte che si iscrivono ad un corso di nuoto, e molte di queste lo fanno perché sono state inviate dal medico per migliorare un problema legato alla salute come, per esempio: un problema alla schiena o articolare.
Imparare a nuotare a 40, 50 o 70 anni non è così scontato, soprattutto se la persona che lo fa si sente “obbligata” dall’invio del proprio medico.
In acqua ci si immerge in un mondo che è anche costellato da un simbolismo molto forte, e che richiama in ogni persona una propria rappresentazione mentale, immaginaria.
Pensando ad una direzione piuttosto che ad un'altra, verranno in figura delle emozioni che accompagneranno l’individuo durante la sua esperienza, queste possono essere di paura o di disagio, oppure di gioia.
Il Counseling in acqua, accompagna e sostiene l’individuo nella sua evoluzione, consentendogli di sperimentarsi nella conoscenza del proprio corpo e nella sua accettazione, divenendo più consapevole delle proprie emozioni e sensazioni.
Perché ciò sia di più chiara comprensione, ritengo importante fare una introduzione a come le abitudini delle persone sono e stanno cambiando.
L’aspettativa della vita è aumentata ed è per questo che stiamo assistendo ad un fenomeno di rivalutazione della qualità di vita, che dimostra quanto sia importante aver cura di sé e del proprio corpo, per mantenersi vitali ed autonomi il più a lungo possibile.
Anche la cultura del movimento è cambiata, si è compreso quanto un’attività fisica, se pur leggera, possa influire beneficamente sullo stato di salute fisica e mentale.
Sempre più persone di ambo i sessi e di ogni età praticano con regolarità un’attività sportiva per il proprio benessere psicofisico, inoltre svolgere una attività sportiva amatoriale è anche importante perché contribuisce a costruire e rafforzare dei valori importanti quali: lo spirito di gruppo, la correttezza, la solidarietà, la tolleranza, inoltre contribuisce anche allo sviluppo ed alla realizzazione personale.
Lo sport è un modo per comunicare, per fare esperienza, allargare la propria rete sociale e imparare a vivere con lealtà; è anche una palestra per rafforzare e costruire l’autoefficacia e prendere consapevolezza di sé.
Fare sport per divertirsi, per sentirsi bene o meglio, per stare con gli altri, favorisce il processo di socializzazione e stimola una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie capacità.
Difatti lo sport è un mezzo che facilità l’integrazione sociale e interculturale, è un momento di condivisione in cui emergono forti emozioni, ma anche di confronto con se stessi e l’ambiente circostante.
Inoltre è un momento di sperimentazione corporea, di scoperta e rivalutazione delle risorse personali.
Quando l’attività si svolge in gruppo, si acquisisce una maggiore fiducia in se stessi attraverso l’aiuto o il sostegno dei compagni.
Lo sport è un agente d’inclusione, di partecipazione alla vita aggregativa, di accettazione delle differenze e dei limiti, e occupa anche un importante ruolo sociale: combatte sia il disagio giovanile sia quello della terza età.
La notevole difficoltà della comunicazione di cui stiamo assistendo nella società odierna, porta le persone, sempre più isolate, alla ricerca di un inserimento in gruppi sociali di appartenenza, in cui è possibile avere degli scambi, divertirsi, svolgere quelle attività che gli permettono di costruire una rete socioculturale.
La centralità dell’attività sportiva amatoriale, risiede dunque nel promuovere il benessere psicofisico nella persona, contribuendo a prevenire alcune patologie e a migliorare l’umore e, in sinergia con il Counseling, favorisce l’apprendimento di nuove capacità, permettendo di sviluppare nuovi adattamenti nei confronti dell’ambiente.
Fra tutte le attività fisiche quelle praticate in acqua risultano essere le migliori e le più adatte per ogni età e per tutte le persone e, tra le attività acquatiche, il nuoto la fa da padrone.
Il nuoto a differenza di altre attività sportive si svolge in un setting per altro molto simbolico: l’acqua, che tra i quattro elementi è quello più significativo sul piano psicologico; l’acqua può essere amica o nemica, apportatrice di vita come di morte, fecondatrice e distruttrice, in nessun momento è uguale a se stessa.
L’acqua è espansione e profondità, è ricettiva e purificante, è terapeutica, portatrice di energie segrete e guaritrice.
Ma l’acqua è rappresentata anche come elemento negativo, spesso nelle antiche leggende è anche popolata da misteriose e terribili creature che possono simboleggiare gli strati profondi e inconsapevoli della personalità: l’inconscio.
La piscina, come contenitore emotivo protetto e sicuro, in cui si incontrano e si fondono valori personali e sociali che rendono possibili scambi socioculturali, fare esperienza di gruppo, divertirsi e, non per ultimo, migliorare la propria autostima, diventare più consapevoli di se stessi, sia nei punti di forza che di debolezza.
Il nuoto viene spesso suggerito anche dai medici ai propri pazienti, poiché il peso corporeo nell’acqua diminuisce di circa il 90%, ed è grazie a questo fenomeno fisico che il nuoto è consigliato alle persone con problemi legati alle articolazioni.
Tuttavia iniziare a nuotare in età matura o avanzata può far insorgere dei disagi, basti a pensare alla diversità della respirazione.
Inoltre immergendosi in acqua le percezioni a livello fisico e psichico cambiano.
Il corpo si deve adattare, emerge la necessità e la richiesta di imparare nuovi schemi motori come galleggiare supino e prono, muovere le gambe in un certo modo, tale da permetterci di fare degli spostamenti, così anche per le braccia; muovere le gambe e le braccia insieme e coordinare la respirazione che in acqua cambia.
Il cambiamento spesso spaventa, fa paura, e innesca degli atteggiamenti evitanti.
Inoltre possono emergere anche sensazioni spiacevoli, paure antiche, disagi nel mostrarsi ad un pubblico senza quasi nulla addosso, coperti solo da pochi centimetri di tessuto: il costume.
I pensieri rispetto alle peculiarità caratteriali nel vivere l’esperienza sono varie, per esempio c’è chi non si sente adeguato, chi non si sente capace di …, chi si sperimenta, chi affronta una situazione come una sfida, chi non ha costanza e vuole tutto e subito, chi si abbatte, chi non riesce a coinvolgersi con il gruppo, chi si vergogna del suo corpo.
Entrando in acqua si scopre un nuovo mondo, che varia da individuo ad individuo.
Pensando ad una direzione piuttosto che ad un'altra, verranno in figura delle emozioni che accompagneranno la persona durante la sua esperienza, queste possono essere di paura o di disagio, oppure di gioia.
In questi anni ho lavorato ad un metodo che ho chiamato “Acqua-Counseling”.
Si tratta di un approccio integrato tra Counseling-Acqua e Movimento.
L’obiettivo che si propone è:
  • Comprendere e chiarire il proprio stato emotivo
  • Acquisire una migliore consapevolezza di sé e del proprio corpo in acqua
  •  Allentare le tensioni fisiche e psichiche
  • Acquisire una maggiore capacità di movimento e coordinazione
  • È propedeutico per chi desidera imparare a nuotare in età adulta
  • Aiuta a trovare un centro di equilibrio e di stabilità e serenità personale
  • Migliora le relazioni interpersonali
  • Facilita la gestione dello stress e agevola il rilassamento
Il Counseling in acqua contribuisce notevolmente a migliorare la qualità della vita.
In un percorso di Acqua-Counseling emozioni, pensieri, percezioni ed espressioni corporee si incontrano e si fondono in un benessere che solo l’acqua può regalare.

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