Non significa possedere solamente una buona capacità di esprimersi (saper parlare) ma anche avere una buona capacità d’ascolto ( saper ascoltare ).
Il parametro che indica l’efficacia della comunicazione è la risposta che si ottiene.
Il comunicare produce un cambiamento: infatti quando comunichiamo qualcosa a qualcuno ampliamo le informazioni a sua disposizione, confermando o modificando le sue opinioni su di noi e il mondo.
Gli consentiamo di conoscersi meglio, dunque facilitiamo dei cambiamenti che possono avere aspetti diversi.
La comunicazione è assimilabile allo schema stimolo – risposta: è costituita dal passaggio o dal trasferimento d’informazioni da un individuo ad un altro.
Pertanto si ha comunicazione quando due o più persone condividono lo stesso significato.
La comunicazione è quindi uno scambio di valori sociali che si effettua secondo regole prestabilite, utilizzando il linguaggio ( comunicazione verbale ) e il comportamento ( comunicazione non verbale ).
Comunicazione verbale: la comunicazione verbale utilizza, come dice la parole stessa, il parlato; quindi per comunicare in modo efficace è importante che tutti i soggetti coinvolti nell’interazione usino il medesimo codice comunicativo.
Comunicare efficacemente non vuol dire soltanto « sapersi esprimere », ma è d’estrema importanza osservare alcune regole.
- I discorsi devono succedersi regolarmente nel rispetto dell’alternanza dei turni: quando si è in molti a parlare, lo spazio di parola deve poter essere equamente usufruito da tutti; si deve parlare uno per volta, senza sovrapporsi e senza interrompere chi sta conducendo un discorso.
- Bisogna ascoltare e prestare interesse a ciò che dice l’interlocutore.
- Ci si deve attenere all’argomento di cui si parla.
- Bisogna essere chiari, non devono esserci vuoti nel discorso e nemmeno eccessi di parola; non si deve dire né di più né di meno.
i gesti, le espressioni del volto, l’aspetto fisico, la postura, l’orientamento e le distanze nello spazio, l’abbigliamento, i cinque sensi ecc.
Gli elementi che sono estranei al linguaggio parlato, ci permettono di capire qualcosa di più di una persona, poiché sono aspetti comunicativi che hanno una notevole efficacia.
Si pensi infatti che la comunicazione non verbale rappresenta il 55% di uno scambio comunicativo, il 38% è rappresentato dalla tono della voce, mentre solo il 7% dipende dal parlato.
Si può quindi affermare che lo scambio comunicativo dipende per il 93% dalla comunicazione non verbale, il restante 7% dalla comunicazione verbale.
Usiamo abbigliarci in modo diverso a seconda delle situazioni, ricorriamo ad una grande quantità di inflessioni della voce, manteniamo una certa distanza rispetto agli altri, gesticoliamo, ci muoviamo secondo modalità e ritmi diversi nello spazio, cerchiamo o evitiamo gli sguardi, moduliamo pause o silenzi all’occorrenza; persino gli arredamenti degli ambienti di lavoro ci consente di fare inferenze di carattere più generale.
Una caratteristica fondamentale della comunicazione non verbale, è il carattere solitamente involontario delle informazioni che gli interlocutori forniscono di se stessi: è inevitabile fare gesti, avere espressioni mutevoli del volto e così via.
Gli elementi più espressivi del linguaggio del corpo sono:
- Le braccia
- Le mani
- La mimica facciale
- L’atteggiamento
- La voce ( timbro, tono, velocità )
- L’udito ( ascoltare )
- Il tatto
- L’olfatto
- La vista ( lo sguardo, gli occhi )
- L’abbigliamento
- Tic
- La sudorazione
- Il rossore
- Il tremore
- La postura
Non esiste un « Non comportamento », l’attività o l’inattività, le parole o il silenzio, i gesti, lo sguardo e la postura hanno tutti valore di messaggio; influenzano gli altri e gli altri, a loro volta, non possono non rispondere a queste comunicazioni.
Quindi anche le caratteristiche fisiche, ad esempio il colore della pelle, l’altezza ecc., ci comunicano qualcosa.
E’ evidente che: decisioni, valutazioni, reazioni o impressioni di una persona, si formano e si arricchiscono per effetto di messaggi non verbali.
Attraverso di essi infatti, l’individuo raccoglie elementi su status e personalità del suo interlocutore, sulla disposizione emotiva, l’atteggiamento favorevole o ostile nei suoi confronti e, infine, sulla dinamica della comunicazione in corso.
In base a tutto ciò, si determinano reazioni e comportamenti di risposta.
L’importanza di questi segnali è che in essi manca una vera e propria grammatica, una regolamentazione nella codifica della comunicazione non verbale, quindi sono meno controllabili e probabilmente più genuini.
Diviene pertanto molto importante essere capaci ad usare un secondo canale in aggiunta al linguaggio, poiché ci permette di rafforzare il contenuto di un messaggio.
Altro fattore molto importante a cui si deve prestare attenzione quando si comunica, è il modo in cui gestiamo lo spazio in torno a noi, a come lo sfruttiamo e lo organizziamo; poiché anche questo parla di noi e delle convenzioni culturali di cui siamo portatori.
La prossemica: si definisce «prossemica» l’organizzazione delle distanze tra le persone.
Nell’interazione tra due o più persone, vi sono quattro zone di distanza possibili, per ciascuna delle quali si hanno diverse modalità di comunicazione, in cui sono coinvolti i cinque sensi.
- Distanza intima: è una distanza molto ravvicinata con l’interlocutore, non superiore ai 45 cm. La presenza dell’altro è evidente e può essere talvolta coinvolgente, è la zona che la persona considera di sua proprietà. Normalmente è la distanza tra fidanzati o, comunque, tra due persone intime.
- Distanza personale: va dai 45 ai 120 cm, la posizione che le persone assumono nella loro relazione spaziale, è indice dei rapporti sociali o dei sentimenti reciproci, ma anche delle due cose insieme. Questa zona si estende da una soglia appena oltre l’intervallo che consente di toccare facilmente l’altro, a un limite in cui due persone possono toccarsi stringersi la mano allungando il braccio. Di norma è la distanza che separa le persone mentre lavorano.
- Distanza sociale: è in genere la distanza in cui si trattano gli affari impersonali, abitualmente mantenuta negli incontri occasionali. E’ anche la distanza che rende possibile continuare a lavorare in presenza di altri senza apparire sgarbati; è la distanza che ci separa dagli estranei. In genera va dai 120 ai 360 cm.
- Distanza pubblica: va dai 360 cm in poi, nettamente al di là della sfera di coinvolgimento. Di solito corrisponde alla massima distanza possibile tra due persone in un dato ambiente, ad esempio quando siamo al ristorante.
- L’attenzione che una persona mostra rispetto ad una situazione d’ascolto si riesce a capire dalla postura del corpo. Ad esempio: portare il busto in avanti è indice d’attenzione.
- Gradimento: è legato alle labbra e ai cosiddetti baci analogici; oppure mordicchiarsi le labbra significa “ Vorrei ma non posso “.
- Il linguino: è indice di forte gradimento verso la persona, l’argomento trattato o la situazione.
- Giocherellare con un oggetto ( matita, anello, ecc. ) indica interesse.
- Passarsi una mano fra i capelli è collegato al desiderio di coinvolgimento.
- Interesse è legato all’olfatto, quindi alla zona del viso vicino al naso; al contrario se ci si strofina il dito sotto le narici.
- Riflessione: è un dialogo interiore e si manifesta con micromovimenti del tipo circolari. Quando ci si tocca il mento c’è una maggiore riflessione.

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